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OPERE

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ABOUT

 

Rondella è un personaggio alquanto bizzarro. Cinico, sarcastico e ironico, a volte volgare e scontroso, ma con un cuore grande, è un uomo empatico, eccessivamente sensibile, di facilissima commozione, molto legato ai ricordi e pervaso da una perenne, pacata e sana tristezza, tanto da essersi guadagnato l'appellativo di "artiere malinconico".

 

"Ho sempre sentito la necessità fisica di fare, di sentire con le mani, lasciare un segno, generare forme. E questo è un processo che genera un godimento che precede qualsiasi pensiero. La materia, il colore, il segno esercitano su di me un'attrazione che non mi spiego e non riesco a giustificare."

 

Vive in un luogo molto vicino al mare e circondato da campagne a perdita d'occhio, da lui vissuti come principale fonte di ispirazione.

Prova una particolare attrazione per il mondo dell'occulto, per l'arte funeraria e i cimiteri, luoghi in cui si concede lunghissime passeggiate. Il suo carattere eremitico lo porta a confinarsi nella sua amata famiglia, centellinando i rapporti sociali e selezionandoli meticolosamente.

Da che era un bambino, Rondella costruisce strane cose, più o meno funzionali, raccattando materiali, oggetti e scarti di ogni sorta, assemblandoli e dando nuova vita a tutto ciò che gli umani hanno rifiutato.

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ESPLORAZIONI SONORE

Composizioni create tramite il campionamento di suoni provenienti da oggetti, materiali, suoni d'ambiente e tramite l'utilizzo di strumenti non convenzionali, costruiti utilizzando materiali di recupero.

 

Febbraio 2012. Montaggio di immagini tratte dalla puntata 5 di “Salento apArte” a cura di Pompea Vergaro. Musiche: Rondella - Riprese e montaggio originale: Fabrizio Palombella e Lucio Toma.

 

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FOTOGRAFIA 2007-2026

Still-life

Composizioni realizzate con oggetti recuperati, cibo e rifiuti (clicca sull'immagine per ingrandirla).

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DIARIO 

Foto e testi: Rondella

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A MIA FIGLIA   

 

Quei sentieri magri che nobilitano l’uomo li ho percorsi tutti come un disgraziato, da solo o con qualche demonio come me. Mi pungevano i rimorsi sotto ai piedi e mi sembrava di esser nato per sanguinare. Mio padre mi diceva “devi farti la faccia da puttana!” Ma io non sono nato per fare la puttana, sono nato per sanguinare. Li attraversavo ad occhi spenti con le spalle cariche di commiserazione, piegato come un villano che si aggira a seminare vergogna. Di tutte le maledette stagioni non ce n’è una che non abbia accartocciato come una pagina sbagliata.  Li conosco quei sentieri, ma a te non ti ci porto. Io voglio vederti avanzare senza attrito, senza muovere un muscolo che non sia della tua bocca che ride solamente e mastica bocconi generosi di conquiste. Vorrei vederti un giorno inerpicata sulle ambizioni, senza un graffio sulle cosce, con quelle mani ancora pulite, che mi stavano dentro a un palmo, a raccogliere i frutti di tutte le maledette stagioni.

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I VECCHI

 

I vecchi camminano con gli occhi all'indietro e i ricordi nella bocca. Alla sola intuizione della morte rigurgitano le esistenze e depongono le vite negli orecchi, come un'eredità. Io, che di consueto m'appassiono e obbedisco alla legge della pancia, mi accorgo, puntualmente, e mi curo di spremerne il senso, come una linfa, vacillando infine, saturo di esperienza e di posti, e di affetti, sospeso, forestiero nel mio corpo, tra una vita, la mia, e altre mille che avrei voluto vivere.

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VINO E SPAGO

 

Se appena mi scorgi col vino a caricar la dose, di trar profitto per la carne non butti via occasione. Remota mi abbadi mi trafiggi, mi abbranchi e mi allacci al cuore tuo abbrunato. Quelle braccia a guisa di biscia come spago mi cingano acciò mi conduca, bella e rapace e velenosa, dove altri non immagina, ceduto, a spoglirami finanche le ossa. Ed io, di caduco valore, ne assimilo il veleno, lentamente, mentre rossa dilani la mia polpa.

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GALLEGGIARE

 

Quando ero appena un bambino, per insegnarmi a nuotare, mi buttarono in mare alla sprovvista, come a dire: "sopravvivi, che un modo lo trovi". Allora, all'inizio fui in un posto estraneo, per nulla confortevole.  Vidi quel po' d'acqua come fosse un abisso e scalciando le mie gambe cercarono di salirla come fosse una scala senza pioli. Senza mai fine. Era un mostro, quell'acqua, che mi ingoiava, una bestia feroce. Poi, col tempo, iniziai a capire che anche immobile il mio corpo galleggiava. E galleggiai. Galleggiavo come se all'acqua fossi tornato, fiero come un domatore, convinto di averla domata. Piú avanti capii che l'acqua fu sempre se stessa e fui io a predispormi a lei, addomesticato.

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SCORIE

 

Sono il prodotto di un amore corrisposto, la conseguenza di due individui. Gettato in pasto alla vita, frutto fuori stagione e fuori luogo, io mi sento inquinato. Un sedimento di scorie sociali, un increscioso avanzo del progresso.

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SETE

 

Nell’atto di bruciare la terra, l’euforia non potrei spiegare neanche al più erudito fra gli uomini. Viscido, che sfugge dalle mani negli abbracci, eretico nel tuo verbo, tra fiamme dardeggianti il mio servaggio si scioglie in una danza spaurita di locuste e dove tutto è un patimento di creature. Nel sipario cinereo che è divenuta la mente, ho bagnato la gola con dubbie parole e quell’acqua, tanto putrida quanto vitale, che a gocce come rane mi entrava in corpo, nell'arsura è adesso il sangue che sputo. Nella tenebra in cui vegeto. In questa pioggia di fuoco su cuori di ghiaccio non guardo al di là di un istante, l’istante che è fine. Ho cercato di placare la mia sete con le tue parole. Adesso aduna questi martiri e scoprirai quanto ho bevuto.

 

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